Il nucleare è costoso 3




Una mia carissima amica mi ha dato l’occasione di leggere un saggio del consulente energetico Kent Moors, Energy Inner Circle, che spiega come l’energia nucleare (o meglio il suo carburante, l’uranio) sia l’unica soluzione per la produzione di elettricità, nel presente e nel futuro.

Kent Moors è un consulente energetico, molto famoso.

Kent Moors è un consulente energetico, molto famoso.

Pur avendo scritto cose per principio corrette, ho notato che il documento manca di fonti scientifiche e sono riportati grafici che non riportano indicazioni sulle scale utilizzate, o sulle unità di misura. Non sappiamo dove ha preso i dati né se sono estrapolazioni, se sono riferite al passato, al presente o al futuro. L’unica cosa che abbiamo sono le referenze personali, che servono a dar credito alle teorie e opinioni espresse nel seguito del documento.

L'uranio nella sua forma originale, non trattata.

L’uranio nella sua forma originale, non trattata.

Tuttavia, non sono sicuro che siano corrette né che abbiano fondamento.

Il fatto stesso che faccia leva su questioni economiche spicciole denota, a mio avviso, un approccio molto “americano” alle questioni.

Definire l’uranio una fonte affidabile significa ignorare che il costo di tale carburante dipende da molti fattori, non ultimo la sua diffusione (sono pochi i paesi che ne dispongono).

Se tutti i potenziali consumatori di materiale fissile si rivolgessero al mercato, poi, i costi salirebbero come niente — e rinnovare le barre avrebbe costi proibitivi, tali da imporre il funzionamento delle centrali per cinquant’anni almeno.

Per costruire una centrale si utilizzano grandi quantità di acciaio, che subisce danneggiamenti dall'irraggiamento neutronico.

Per costruire una centrale si utilizzano grandi quantità di acciaio, che subisce danneggiamenti dall’irraggiamento neutronico.

Peccato, però, che tale longevità prima di ristrutturazioni importanti sia fuori questione.

Infatti, l’acciaio presente nel cemento armato e nelle leghe che ricoprono i reattori, esposto per lungo tempo all’irraggiamento neutronico, si degrada. Dopo venti o trent’anni diventa assai fragile. Il che fa sì che basti una sollecitazione meccanica di modesta entità, come un piccolo evento tellurico, per poter determinare serie conseguenze di ordine radiologico.

Per realizzare una massa critica non serve molto materiale, ma basta una forma geometrica favorevole.

Per realizzare una massa critica non serve molto materiale, ma basta una forma geometrica favorevole.

Stoccare il materiale fissile in un palazzo di due piani per “fare magazzino” è, a sua volta, piuttosto difficile. Infatti, se per qualche ragione, la disposizione geometrica del materiale e la quantità formano una “massa critica”, si ottiene una reazione a catena e quindi una esplosione nucleare. Sono pertanto necessarie accortezze tecniche notevoli, che rendono il tutto ancora meno economico.

Ora, capisco che si possano mettere in campo procedure e tecniche che superino le problematiche descritte… ma tutto questo quant’è compatibile con la parola “economico”, citata più volte dall’autore?

Per niente, a mio avviso.

Stiamo seppellendo le scorie, nella speranza che in futuro si possano trattare. Un po' come nascondere la sporcizia sotto il pavimento.

Stiamo seppellendo le scorie, nella speranza che in futuro si possano trattare. Un po’ come nascondere la sporcizia sotto il pavimento.

Infatti, i costi di installazione, conduzione e dismissione di una centrale nucleare fanno sballare qualsiasi business plan, e ancora non abbiamo una tecnica per smaltire le scorie nucleari (il cui smaltimento ha, pertanto, un costo enorme legato alla gestione di depositi geologicamente stabili)… e non parliamo dei costi a carico del servizio sanitario nazionale, con l’impennata delle malattie statistiche (e non deterministiche) durante il funzionamento.

Ad oggi le centrali sono così danneggiate da rendere impossibile la verifica del loro stato, stante l'enorme quantità di radiazioni emesse. E' mistero sullo stato dei noccioli di tre dei quattro reattori attivi al momento del disastro.

Ad oggi le centrali sono così danneggiate da rendere impossibile la verifica del loro stato, stante l’enorme quantità di radiazioni emesse. E’ mistero sullo stato dei noccioli di tre dei quattro reattori attivi al momento del disastro.

Se poi accade l’irreparabile, come avvenuto a Fukushima, dove l’area è inabitabile per un raggio di 50 chilometri (e più) e dove più di centomila persone hanno perso la possibilità di generare un reddito, ecco là che ci siamo appena mangiati il famoso 16% citato.

L’unico modo per rendere conveniente una centrale è usarla per generare materiale fissile ad uso militare… ops, ma non è quello che accade già? La Francia ha arsenali nucleari, la Gran Bretagna idem, gli Stati Uniti ancora di più e il Giappone è stato per lungo tempo un luogo sufficientemente lontano per arricchire le proprie scorte da parte di questi paesi.

Ci sono ancora decine e decine di silos, pieni di testate nucleari. Anche in Italia abbiamo delle testate nucleari, lo sapevate? Consiglio di visitare Senzatomica per saperne di più.

Ci sono ancora decine e decine di silos, pieni di testate nucleari. Anche in Italia abbiamo delle testate nucleari, lo sapevate? Consiglio di visitare Senzatomica per saperne di più.

Infine, la definizione che Moors da’ delle fonti rinnovabili è “intermittente”.

Ora, capisco che questo possa essere vero, ma denota anche un approccio piuttosto tradizionale alla generazione energetica (il che mi riporta al discorso di “crearsi un mercato”).

Il fatto che il “carburante” dell’eolico / fotovoltaico sia privo di costi e sia sufficientemente diffuso sul pianeta, dovrebbe far definire tale fonte energetica come “delocalizzabile”. Il che vuol dire, in altri termini, che pensare a centrali eoliche o fotovoltaiche è fuorviante — la strategia migliore è delocalizzare dove serve la produzione elettrica.

Il che, conveniamo tutti, è contrario ai suoi interessi di consulente energetico di grandi aziende.


Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).