Si alza il vento per l’umanità 3




Se siete delle persone creative o se lo siete stati, se ritenete assurdo mettere la creatività al servizio della guerra, allora vi consiglio di vedere questo lungometraggio del maestro Miyazaki. Sappiate che non è un film facile per i temi che tratta, soprattutto perché sono di assoluta attualità.

Sognare di volare.

Sognare di volare.

Il protagonista di Si Alza Il Vento è il progettista di aerei Horikoshi Jirou, che vediamo fantasticare, fin da bambino, nel costruire velivoli. Una fantasia che si tinge però sempre dei colori della guerra.

Questa era Tokyo intorno al 1930.

Questa era Tokyo intorno al 1930.

In questa fase onirica incontra un personaggio ricorrente, con il quale condividerà spesso i propri sogni. Si tratta di un famoso progettista italiano, Giovanni Battista Caproni, che per tutto il film lo guiderà alla scoperta delle sue potenzialità creative dei suoi prossimi dieci anni ma, allo stesso tempo, del terribile destino che la fabbricazione degli aerei lo porterà a condividere con lui.

In questo frangente si inserisce la storia di un incontro fortuito, durante un terremoto che colpisce la pianura del Kantō, tra lui e la sua futura moglie. Una ragazza, e poi donna che incontrerà più volte, fino a sposarla, nonostante abbia contratto la tubercolosi.

Il grande terremoto del Kantō (7.9) colpì la pianura del Kantō sull'isola maggiore giapponese del Honshū la mattina del 1º settembre 1923 alle 11:58.

Il grande terremoto del Kantō (7.9) colpì la pianura del Kantō sull’isola maggiore giapponese del Honshū la mattina del 1º settembre 1923 alle 11:58.

Il titolo del film è un omaggio a una poesia di Paul Valéry, che Miyazaki ha voluto interpretare in senso positivo: infatti, ogni qual volta il protagonista si trova ad affrontare una difficoltà, egli riconosce che “si alza il vento” ma anche che ciò non può essere di ostacolo al vivere e che anzi deve essere uno sprone a farlo.

Ciò che colpisce è l’estrema cura nella ricostruzione del Giappone dei primi anni ’30 fino alla rappresentazione del grande terremoto del Kantō: non avrei mai immaginato di riuscire a percepire così chiaramente quel misto di esterofilia e esterofobia che animava quel Paese, che stava cercando di uscire da un passato medioevale fin troppo recente.

Lo sviluppo degli aerei sarà civile, non militare.

Lo sviluppo degli aerei sarà civile, non militare.

Eppure, questo tentativo viene vanificato dalla crisi economica del ’29 e da una recessione che colpisce duramente la popolazione. Banche improvvisamente insolventi che chiudono, e ditte nelle quali si viene assunti ma che sono già in recessione. La povertà che dilaga, i bambini che aspettano il ritorno dei genitori da un lavoro che diventa sempre più duro, mentre loro muoiono di fame.

Il futuro è nei figli, e nel buongusto.

Il futuro è nei figli, e nel buongusto.

In tutto questo il Governo giapponese, ignorando questi segnali e non capendo che prima andrebbero risolti altri problemi, sogna un futuro fatto di macchine volanti per la conquista del mondo.

Non si accorge che con il denaro necessario per una singola staffa di uno di quegli aerei potrebbe far mangiare una famiglia per oltre un mese, per non parlare del denaro che serve per acquistare dalla Germania la tecnologia per farle volare.

Lo stupore di un termosifone.

Lo stupore di un termosifone.

Lo stesso viaggio in Germania del protagonista gli fa comprendere che al Giappone mancano proprio i fondamenti tecnologici, che pur essendo una nazione da un grande passato sono rimasti indietro di vent’anni, che persino alle case civili mancano le cose più essenziali come i termosifoni.

La tecnologia tedesca passerà ai giapponesi, a caro prezzo.

La tecnologia tedesca passerà ai giapponesi, a caro prezzo.

A questo punto entra di nuovo in scena Caproni che, in un’altra delle fughe nel loro mondo dei sogni condiviso e mentre sta illustrando l’ultimo dei suoi aerei (un bombardiere) prima della pensione, spiega al protagonista che l’ha potuto fare grazie “all’attaccamento delle autorità alle parvenze”.

Sono proprio le parvenze a creare l’illusione che servano grandi esperienze tecnologiche o ricchezza a permetterci di realizzare cose belle.

Nel corso del film, il protagonista si chiederà spesso il senso del costruire aerei in un paese povero.

Nel corso del film, il protagonista si chiederà spesso il senso del costruire aerei in un paese povero.

Caproni incoraggia il protagonista, spiegandogli che è il buongusto ad anticipare la tecnologia e non il contrario. Che quindi c’è speranza anche per un Giappone che parte con un forte handicap di un passato arretrato e di un presente povero. C’è speranza anche per il suo paese, l’Italia, che è povera esattamente come il Giappone ma punta tutto sul futuro… facendo tanti figli.

La povertà materiale crea poca solidarietà.

La povertà materiale crea poca solidarietà.

Come vi anticipavo all’inizio, la pellicola non è un semplice esercizio di stile né la trasposizione del romanzo omonimo. Esso mostra il punto di vista del maestro Miyazaki sulla questione delle questioni: il futuro dell’umanità.

La storia d'amore rende il protagonista più umano, ma non sarà a lieto fine.

La storia d’amore rende il protagonista più umano, ma non sarà a lieto fine.

Un futuro nel quale ci sono gli aerei, strumenti per librarsi nel cielo ma anche strumenti di morte. Ma la guerra che li adopera, per quanto assurda, ha sempre un’origine ed è il cuore degli uomini. Miyazaki cerca di far comprendere l’importanza della saggezza, e non dei tabù, per prevenire i problemi: una saggezza che ha bisogno di basarsi sulla memoria, sui ricordi.

Il privilegio di poter osservare le proprie creazioni, integre solo nei sogni.

Il privilegio di poter osservare le proprie creazioni, integre solo nei sogni.

In un’intervista all’Asahi Shimbun, egli affermò:

Il Giappone è sceso in guerra per cieca arroganza, ha causato problemi in tutta l’Asia orientale e infine si è distrutto da solo. […] Ma nonostante questa storia umiliante, lo Zero rappresentava una delle poche cose di cui noi giapponesi potevamo andare fieri. C’erano 322 caccia Zero allo scoppio della guerra. Erano una presenza veramente formidabile, così come i piloti che li guidavano. Fu il genio straordinario di Jirō Horikoshi, il progettista dello Zero, che lo rese l’aereo più avanzato del suo tempo.

Evidente è il riferimento a Thomas Mann e al suo romanzo "La montagna incantata".

Evidente è il riferimento a Thomas Mann e al suo romanzo La montagna incantata.

Ecco perché, quando il protagonista incontra uno strano tedesco che disprezza i nazisti e la politica militarista giapponese, Castorp, ci sembra di sentire la voce del maestro Miyazaki:

È un bel posto, per dimenticare. Di aver fatto guerra alla Cina, si dimentica. Di aver creato il Manciukuò, si dimentica. Di aver lasciato la Società delle Nazioni, si dimentica. Dell’essersi inimicati il mondo si dimentica. Il Giappone scoppierà. Anche la Germania scoppierà.

Non sembrano parole fin troppo attuali?

Uno dei sogni di Caproni.

Uno dei sogni di Caproni.

Ciò dipende dal fatto che il Giappone ha rinunciato alla sua Costituzione Pacifista, e questo il maestro non riesce a perdonarlo, perché in ciò e nelle motivazioni che hanno portato a prendere questa decisione vede la radice di una nuova distruzione del Giappone.

Una radice che, di nuovo, parte dall’arroganza cieca e dal dimenticare di essere responsabili, perché troppo impegnati nella ricerca avida di una continua felicità, astratta e mai concreta.

Senza limiti.

L'incontro finale con Caproni.

L’incontro finale con Caproni.

Il protagonista incontrerà, alla fine della pellicola, di nuovo Caproni nel loro personale regno dei sogni condiviso. Solo che, questa volta, per raggiungerlo ha dovuto attraversare una pianura erbosa dove giacciono le carcasse di decine di aerei da guerra: è il nostro sogno ma non è forse l’inferno, questo? Caproni gli risponde che non v’è differenza tra i due ma che non è ora di lamentarsi, ma di trarre le somme e di capire se abbiamo davvero sfruttato il decennio creativo concesso, se abbiamo dato fondo alle nostre forze per dare forma al sogno.

Volano in formazione, verso un conflitto: ma nessuno tornerà.

Volano in formazione, verso un conflitto: ma nessuno tornerà.

La risposta non può essere che sì per Jiro, ma con una nota di tristezza perché, per quanto si sia sforzato, tutto ciò che ha creato è stato distrutto. “Con una nazione che è andata in pezzi…”, lo consola Caproni, dandogli l’occasione di salutare per l’ultima volta i piloti che, con il suo modello “Zero”, combatteranno la Seconda Guerra Mondiale. Di quegli aerei nessuno tornò indietro. “Gli aeroplani sono un sogno splendido, ma maledetto.” gli confida Caproni.

Jirou cammina tra i resti degli aerei distrutti per la guerra, quasi personificati, e morti.

Jirou cammina tra i resti degli aerei distrutti per la guerra, quasi personificati, e morti.

L’amore è un’altra cosa che non è durata, come si poteva immaginare fin dalle prime scene della pellicola. Il protagonista, mesto, ringrazia comunque la possibilità di aver vissuto insieme quegli anni e di aver permesso di dare un senso di umanità a una vita, tutta dedicata a costruire il miglior aereo possibile.

Ora però si alza il vento, e bisogna tentare di vivere.

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Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).