Vado matto per i telefilm ben riusciti! 43




Avete mai sentito parlare di “militarismo buono”? Sì, lo so, suona un po’ strano tipo “cinismo empatico” però effettivamente negli anni Ottanta non era raro che fossero prodotte delle serie TV che, pur essendo piuttosto violente, non portavano mai a uccisioni o a ferite gravi.

Questo è il caso dell’A-Team, una serie televisiva che fu mandata in onda dal 1983 (un anno dopo in Italia) e che accompagnò gli statunitensi in TV per ben cinque anni.

La trama è lineare.

Un commando di ex-combattenti della guerra del Vietnam, chiamato appunto A-Team (Squadra A), viene accusato ingiustamente ed evade da un carcere. Questo prima della prima puntata. Quindi ogni episodio si apre con questa squadra che presta servizio come mercenaria, assoldata da persone o gruppi di persone che subiscono atti di ingiustizia. Quindi sono mercenari “buoni”, diciamo così.

Qui manca Murdock perché non è ricercato dalle autorità militari.

Qui manca Murdock perché non è ricercato dalle autorità militari.

Questa è la trama fino all’ultima stagione… ma per me l’ultima stagione non conta, quindi sorvoliamo!

Invero la vera curiosità è… ma per quale diavolo di crimine erano stati processati e condannati (ingiustamente)? Per una rapina a una banca. Una rapina su commissione. Su commissione del loro superiore, per finanziare le operazioni militari. Peccato che questi sia stato fatto secco prima che potesse rivelare il suo piano ai propri superiori, e quindi nessuno sapeva che non era una loro idea. Insomma sono stati incastrati.

Hulk Hogan compare in un paio di episodi: fece da pacere tra Mr. T e Peppard.

Hulk Hogan compare in un paio di episodi: fece da pacere tra Mr. T e Peppard.

Ad ogni buon conto, il cast di questo telefilm vantava un vero attore del cinema (George Peppard) nel ruolo di Hannibal Smith, il quale però non andava tanto d’accordo con l’altro indiscusso protagonista, Bosco Albert Barracus (Mr. T).

Il problema tra i due si sarebbe potuto sintetizzare in due parole: successo e soldi.

La giornalista si trova sempre in mezzo...

La giornalista si trova sempre in mezzo…

Infatti, in quegli anni Mr. T era diventato famoso grazie a varie altre partecipazioni e quindi veniva in media pagato più dell’altro, che invece era un attore di prima categoria ma caduto, per così dire, un po’ in disgrazia. Ovviamente, non era l’unica insofferenza dell’attore.

Dalla prima serie, oltre ai protagonisti maschili, partecipa anche un’attrice (Melinda Culea) che interpreta una giornalista che, nel tentativo di documentare le vicende dell’A-Team, ne viene spesso coinvolta. Il punto è che George Peppard considerava del tutto fuori luogo la presenza di una donna in un telefilm tutto sommato solo maschile. Siccome era una distrazione, rallentava lo svolgersi degli episodi.

Oh, no, un altro piano!

Oh, no, un altro piano!

Un altro attore che veniva, invece, dalla scuola dei telefilm era Dirk Benedict. Sì, esatto, lo stesso che recitava in Battlestar Galactica, in cui interpretava Scorpion. In effetti c’è un cameo di un Cylone proprio nella sigla di apertura, e non credo sia un caso!

Non mancano i riferimenti e i crossover con altre serie televisive dell’epoca. In un episodio de Il Mio Amico Arnold in casa del protagonista ha luogo un fantomatico episodio di questa serie. Oppure, nella prima parte della puntata “Il ritorno del ranger a cavallo”, Hannibal e Sberla guidano lo stesso modello di auto della serie Supercar.

"... volete un hotdog?"

“… volete un hotdog?”

All’inizio vi avevo detto che l’ultima stagione non conta.

L’ho detto perché, da quella stagione, i toni cambiano.

Gli spettatori forse sono stufi di vedere proiettili che non fanno niente e violenza innocua, o forse sono stufi della serie, tant’è che c’è un calo massiccio degli spettatori… e per questo gli sceneggiatori decidono di dar loro un A-Team più violento.

Non funziona, e dopo soli tredici episodi, chiudono i battenti.

Peccato perché, secondo me, la formula funzionava ancora.

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Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).