Dove si fermano anche i robot




Sono bastati dieci metri immerso in quell’ambiente altamente radioattivo per fermare un robot corazzato, inviato ad esaminare il contenitore esterno del primo reattore. L’obbiettivo del robot era quello di verificare la possibilità che il combustibile fosse effettivamente tracimato dal contenitore (vessel) che lo preserva dall’ambiente esterno.

Il robot introdotto nell'edificio del reattore 1: è lineare, per entrare più facilmente nelle aperture.

Il robot introdotto nell’edificio del reattore 1: è lineare, per entrare più facilmente nelle aperture.

Questo robot, che ricorda vagamente un piccolo trenino, si è introdotto attraverso uno speciale foro di entrata e si è posizionato a formare una “C” quando ha raggiunto il pavimento del contenitore dove è rimasto operativo per sole cinque ore, per poi spegnersi.

Hanno progettato questo robot per raccogliere immagini, e i dati di temperatura e radioattività. La morte prematura del mezzo meccanico ha limitato la raccolta dei dati, ma comunque ora sappiamo che entro il contenitore esterno del reattore, dove dovrebbe esservi poca radioattività, sono stati misurati oltre 10 Sv/h.

Per capire a cosa corrisponde questo livello, cinque ore in quell’ambiente equivale più o meno ad esser spettatore dell’esplosione di una bomba atomica. Una persona che stia per soli 5 minuti in questo ambiente subisce quello che, in gergo tecnico, si chiama avvelenamento acuto radioattivo ovvero: 100% di mortalità dopo 7 giorni (LD 100/7).

Se rimanete là dentro per qualche ora, tanto vale vedere dal vivo un'esplosione nucleare!

Se rimanete là dentro per qualche ora, tanto vale vedere dal vivo un’esplosione nucleare!

La semplice esposizione porta alla comparsa di sintomi in un tempo che va da 5 a 30 minuti, come un’intensa spossatezza e la comparsa di nausea immediata. Dopo alcuni giorni di relativo benessere, i sintomi peggiorano e si arriva alla morte.

Nella stragrande maggioranza dei casi la morte è inevitabile; l’unico trattamento che si può offrire è quello della gestione del dolore.

Nel frattempo, la NHK (l’emittente nazionale giapponese, equivalente alla RAI nostrana) ha dichiarato che sono stati trovati frammenti del carburante nucleare, e del vessel che lo conteneva, trasportati dalle correnti nella prefettura di Ibaraki (a meno di 80 Km da Tokyo!).

... i delfini sono stati avvelenati dal plutonio?

… i delfini sono stati avvelenati dal plutonio?

Sempre in quella zona, nella mattina del 10 aprile 2015, sono stati trovati 160 delfini morti spiaggiati per qualche chilometro, proprio sulle spiagge di Ibaraki o, più precisamente, della città di Hokota.

I delfini erano della razza “Peponocephala Electra” ed erano lunghi da due a tre metri. Secondo il National Science Museum, la maggior parte dei mammiferi deceduti avevano polmoni in stato ischemico, come se fossero morti inalando materiale tossico (e radioattivo) come il plutonio.

Direi che è l’ambiente ideale per delle Olimpiadi di Tokyo 2020… non trovate?


Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).