La mia vocina mi dice che… 2




Ok, lo ammetto: guardo il cielo dalla finestra di casa mia, plumbeo, e poi accendo la TV con un canale a caso, mentre aspetto di far colazione. Sorpresona! Una puntata di Magnum P.I., uno dei miei telefilm preferiti, ambientato alle Hawaii. Solo a questo punto il cielo mi sembra ancora più grigio.

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«Ma che razza di traduzione è, “Tradimento”?» «Questo è niente. Dovresti ascoltare il doppiaggio!»

Non certo per la puntata, forse una delle poche che ancora non avevo visto: Tradimento (Blood and Honour). Non vi fate trarre in inganno dal titolo in inglese (quello in italiano, in effetti, inganna di per sé): non è uno splatter, e la violenza è pur sempre quella edulcorata delle serie degli anni ’80. Tra l’altro una storia che prende le distanze dalla struttura classica dell’episodio, con i comprimari di Magnum che hanno davvero un ruolo minimale, e con il protagonista che torna nei panni di ufficiale della marina.

Comandante, a dirla tutta, e per investigare su un presunto traffico di materiale riservato e segretissimo. Tra incastri, colpi di scena, gelosie e parentele, la puntata scorre fino al suo epilogo, tutt’altro che scontato. Secondo Magnum Mania! questa puntata ha un punteggio di 8.4 su 10, quindi proprio malvagia non è, e stiamo comunque parlando della sesta stagione. Non so quante serie TV possono vantare una qualità così alta dopo un così alto numero di stagioni.

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… e che esterni …

Ad ogni modo, ogni qual volta mi immergo in uno degli episodi di Magnum, mi prende un misto di nostalgia, magone e voglia di ancora di più di immergermi dentro quelle scene. Sarà per la cura nell’ambientazione del telefilm, molto ricca di esterni. Sarà perché sento il calore dolce di quel sole anche se mi trovo seduto su una poltrona a migliaia di chilometri di distanza. Sarà perché il contrasto tra l’eterna primavera di quel luogo e l’eterna mezza stagione di questo sono particolarmente stridenti.

Tra l’altro, adoro il racconto in soggettiva del protagonista con la voce fuori campo e le frasi ormai celebri, tipo quella che da il titolo a questo post.

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Higgins, Rick e T.C., comprimari ma non troppo (qui, purtroppo, un po’ troppo)

Dicevamo dei comprimari. In genere, non hanno grande fiducia nelle capacità investigative del protagonista, ma in questo caso non hanno materialmente modo di esprimerla. Saranno presenti sì e no per tre-quattro minuti durante tutta la puntata. Niente scenette, quindi, né condivisione di esperienze. Higgins, poi, è trattato davvero male in questa puntata. Lui che, di solito, si prende i suoi bei spazi.

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… e corsero tutti felici e contenti!

L’unico modo che hanno per dar loro spazio è coinvolgerli in una corsa di letti a fine di beneficenza. Alla fine, anche Magnum potrà parteciparvi, in chiusura dell’episodio.

Che poi ho scoperto che questa gara non è una finzione. In effetti, Carole Kai, un’artista locale nonché filantropa, organizza ogni anno la gara delle corse con i letti alle Hawaii, la Carole Kai Bed Race (poi chiamata Honolulu International Bed Race). Si tratta di un evento annuale di beneficenza per una scuola locale che si occupa di bambini diversamente abili. Adesso come adesso, richiama ogni anno ventimila corridori. Non male, per un’isola che dista 6.000 km dalla prima terra abitata!

E allora, cosa dice la mia vocina?

Torna alle Hawaii!!


Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).