La strada per l’inferno 1




Il governo ha riaperto un tratto della strada statale numero 6, che passa attraverso parte di Hamadōri della prefettura di Fukushima, per migliorare il traffico verso il nord del Giappone in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020. La revoca del divieto coinvolge anche quasi due chilometri di una strada provinciale, che collega Tomioka con questa autostrada, e con l’interscambio con la Joban Expressway.

Questa è una zona dove vi sono tuttora limiti nella permanenza a causa della contaminazione radioattiva proveniente dalla centrale di Fukushima. Per la prima volta dopo lo tsunami, l’intero percorso dell’autostrada è stato aperto al traffico. Accanto alla strada sono presenti dei cartelli, dove si può osservare il monitoraggio locale delle radiazioni.

Questa misura non è rassicurante, visto che basta stare un mese in questa zona per ricevere la dose che si accumula in un anno per via della radiazione di fondo... e parliamo dei danni deterministici da esposizione!

Questa misura non è rassicurante, visto che basta stare un mese in questa zona per ricevere la dose che si accumula in un anno per via della radiazione di fondo… e parliamo dei danni deterministici da esposizione!

Pur essendo stato fatto per rassicurare i cittadini, in tali cartelli si legge una misura poco rassicurante: 5.3uSv/h, quando il limite massimo tollerabile, secondo l’OMS, è di 0.3uSv/h.

Siccome la misura in funzione del tempo non è chiara da afferrare, è meglio semplificare la comprensione facendo due calcoli semplici: se quella è la misura in un’ora, vuol dire che in un giorno si assorbiranno 5,3 x 24 = 127,2 microsievert. In un singolo mese di permanenza, il livello di radiazioni assorbite sarà pari a 127,2 x 30 = 3.816 microsievert = 3,82 millisievert. Cioè, in un mese si assorbe più della dose media in un intero anno, che è pari a 2,4 millisievert.

E se si rimane per un anno? Lascio a voi il calcolo…

La misura della radioattività in Giappone è svolta solo su campioni di cibo: i pochi test messi in campo non garantiscono che il pescato sia salutare.

La misura della radioattività in Giappone è svolta solo su campioni di cibo: i pochi test messi in campo non garantiscono che il pescato sia salutare.

E questo solo considerando la permanenza fisica, cioè supponendo di portarsi il cibo e l’acqua da casa. Siccome, però, è abbastanza improbabile che la dogana faccia passare molto cibo, allora si dovranno necessariamente ingerire cibo e acqua, probabilmente contaminate. L’assorbimento sarà, a questo punto, decisamente maggiore.

A conferma di ciò e come riportato nell’articolo di una fonte locale giapponese, le moto, le biciclette e i pedoni non sono ancora autorizzati al transito proprio per il maggior rischio di esposizione alle radiazioni. Per lo stesso motivo, il parcheggio non è consentita lungo il tratto interessato.

Nella zona intorno a Fukushima, molte strade sono ancora chiuse al traffico, e presidiate notte e giorno

Nella zona intorno a Fukushima, molte strade sono ancora chiuse al traffico, e presidiate notte e giorno

Questa riapertura nasce dal progetto di riattivare l’economia locale, con una più fitta distribuzione di merci ai residenti, stimolando così la ricostruzione post-disastro e il ritorno a casa degli sfollati.

Il divieto di circolazione è stato revocato dopo aver completato il lavoro di decontaminazione (i cui risultati sono stati messi in dubbio), e adesso è possibile raggiungere le città di Tomioka, Okuma e Futaba.

Tuttavia, mi chiedo quanto sia saggio questo approccio, visto che le centrali sono tutt’ora a rischio di sindrome cinese. Soprattutto, mi chiedo cosa accadrà agli atleti delle Olimpiadi, e se dovranno essere sottoposti a un follow up di ritorno dal Giappone.


Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).