Rassicurare è meglio che informare?




Sono passati quattro anni dal disastro nucleare di Fukushima, e ancora oggi si continuano a leggere articoli rassicuranti, come quello pubblicato da Wired.

Un programma di bonifica sta rimuovendo lo strato superficiale di terreno dalle zone montane maggiormente colpite dalla piuma radioattiva, immagazzinandolo in migliaia di sacchi accatastati nelle vallate.

Un programma di bonifica sta rimuovendo lo strato superficiale di terreno dalle zone montane maggiormente colpite dalla piuma radioattiva, immagazzinandolo in migliaia di sacchi accatastati nelle vallate.

La situazione è da tempo sotto controllo, mentre la radioattività continua a scendere.

Premetto che ognuno ha diritto alla propria opinione e ad esprimere al meglio le competenze nella propria materia, e ritengo che l’autore sia stato particolarmente preciso e professionale: tuttavia, scrivere che la situazione è da tempo sotto controllo(cito) ha un significato nella semantica italiana che non mi sembra corrispondere a quello che sta effettivamente accadendo a Fukushima, dove la situazione è più subita che pianificata.

operai

Nonostante i periodici gridi d’allarme di radiazioni mortali sparse ormai per tutto il Giappone e addirittura il Pacifico, la situazione è da tempo sotto controllo, con un fondo di radiazione più che dimezzata rispetto al 2013 (i valori da noi misurati tra le montagne oscillano tra 0,05 microSv/h e 0,6 microSv/h, rispetto a Roma che ha in media 0,3 microSv/h). Questo è soprattutto dovuto all’attività delle piogge, che spinge il cesio in strati più profondi della terra e lo trasporta attraverso i fiumi sino al mare. Ovunque sono però visibili vari hotspot, tombini ed avvallamenti del terreno dove gli agenti atmosferici hanno concentrato il cesio diffuso nell’atmosfera, con valori talvolta superiori ai 2 microSv/h.

Scrivere poi che la radioattività continua a scendere e poche righe più sotto scrivere che Ovunque sono però visibili vari hotspot è una contraddizione vera e propria: sono proprio questi ultimi il problema, e non la radiazione media di fondo.

Per rendere la cosa ancora più comprensibile, è come la poesia di Trilussa che spiega molto bene come si possa facilmente cadere nella tentazione di far medie tra cose non confrontabili.

Se ho un punto in cui la radiazione si è accumulata in quantità tali da determinare un pericolo oggettivo, non posso far la media con del terreno dove tale sostanza è in quantità trascurabili, per il semplice motivo che qualsiasi utilizzo del terreno “medio” comporterà l’entrata in contatto con il materiale radioattivo e la conseguente esposizione inevitabile ai suoi rischi (statistici e deterministici).

Un monitor radiazioni immortalato da un fotografo, nei pressi di una casa danneggiata, a circa 18 km (11 miglia) dalla centrale nucleare.

Un monitor radiazioni immortalato da un fotografo, nei pressi di una casa danneggiata, a circa 18 km (11 miglia) dalla centrale nucleare.

Inoltre, confrontare la radioattività di Roma con quella di Fukushima significa supporre che la fonte di tale radiazione sia la stessa, e che funzioni allo stesso modo.

Niente di più lontano dal vero.

Infatti, a Roma la radiazione proviene principalmente dal Radon, un gas molto pesante e pericoloso per la salute umana se inalato. Altri elementi irraggianti non ve ne sono nell’atmosfera.

Al contrario, nelle aree giapponesi interessate dal disastro abbiamo un’inquinamento da diverse sostanze irraggianti, in particolare il cesio, lo stronzio e lo iodio. Parlando solo del cesio, stiamo considerando un elemento che è, prima ancora che radioattivo, chimicamente tossico in piccoli quantitativi. Gli altri due sono pericolosi perché generano raggi beta, più difficili da misurare a distanza, ma che possono causare leucemia e mutazioni cromosomiche.

Tra Tokyo e Fukushima non vi sono montagne abbastanza alte per bloccare le nubi radioattive, disperse dai venti, dalle tempeste e dai tifoni.

Tra Tokyo e Fukushima non vi sono montagne abbastanza alte per bloccare le nubi radioattive, disperse dai venti, dalle tempeste e dai tifoni.

Del resto, se il team di ricerca ufficiale dell’Unione Europea ha affermato che il 15% del territorio giapponese è “molto contaminato”, non avrà fatto queste affermazioni per fare allarmismo o per lanciare gridi d’allarme.

Esiste un problema oggettivo in quelle zone, ed è bene che tutti iniziamo a pensare alle conseguenze che avranno sulle persone che si recano o si recheranno in Giappone per i Giochi Olimpici del 2020: non tutti sanno, infatti, che in un parco sportivo nella zona residenziale di Tokyo, a oltre duecento chilometri da Fukushima, sono stati riscontrati pericolosi livelli di radiazione nel terreno. Un livello paragonabile a quello che si trova nella zona più esterna di Chernobyl. Cercando di ricostruirne l’origine, si è scoperto che tra Tokyo e Fukushima non vi sono montagne abbastanza alte per bloccare le nubi radioattive, disperse dai venti, dalle tempeste e dai tifoni.

Forse andrebbero fatti campionamenti più estesi, e più distanti da Fukushima.


Marco Spedaletti

Informazioni su spotlessmind1975

Progettista, analista e sviluppatore, ho ideato e gestito soluzioni innovative per clienti di primaria importanza, privati e istituzionali, utilizzando diverse tecniche e linguaggi di programmazione. Attualmente sono consulente per la stesura di offerte tecniche mirate, e libero professionista orientato alla soluzione di problemi attraverso l’utilizzo dei computer (Software Problem Solver).